testata 8
28/10/2010
Investire nel mattone
< torna all'elenco

Resta alta la tradizionale fiducia delle famiglie italiane nell’investimento immobiliare, tanto da far prevedere per il 2010 un leggero progresso delle compravendite, stimate a fine anno in 630.000 unità residenziali, con un +3,4% rispetto al 2009.

È quanto emerge da una recente indagine condotta dall’Istituto nazionale di ricerca socioeconomica Censis.

Dopo il lungo ciclo positivo dell’edilizia (il decennio 1997-2007, nel quale si è arrivati a scambiare più di 800.000 alloggi all’anno), il mercato ha registrato un sensibile ridimensionamento anche nel nostro Paese dove nel 2009 le abitazioni vendute erano scese a 609.000 unità. In questo momento però acquistare casa è considerato ancora il canale preferibile per l’impiego dei risparmi. Così la pensa, sempre secondo il Censis, il 22,7% degli italiani, ovvero la maggioranza relativa. Laddove poi il capofamiglia abbia un’età compresa tra 45 e 54 anni, la convinzione che il mattone rappresenti l’investimento migliore viene confermata dal 30,1% degli intervistati.

Il 21,8% del campione preso in considerazione dallo studio ritiene più proficuo mantenere liquido il proprio gruzzolo sul conto corrente, mentre solo l’8,5% punta su azioni e fondi. Il 39,7% infine dichiara di non avere risparmi disponibili.

Pur a fronte di una fiducia così elevata, la domanda potenziale e l’offerta reale faticano a incontrarsi. Le risorse dei privati per far ripartire il settore delle costruzioni non mancano, ma nel quadro attuale rimangono inutilizzate, anche per una tassazione ingiusta ed eccessiva.

In questo senso, il recente provvedimento del Governo (decreto legislativo del 4 agosto 2010) che ha introdotto la cosiddetta “cedolare secca”, ossia la possibilità per gli affitti tra privati di pagare un’imposta pari al 20% del canone, va nella giusta direzione.

Affinché possa entrare in vigore dal 1° gennaio 2011, come negli auspici dell’Esecutivo, il decreto dovrà ottenere il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni e del Parlamento.

C’è da augurarsi che i “balletti” della politica non vanifichino uno strumento che rappresenta certamente un valido incentivo per il rilancio degli investimenti immobiliari.